| Enrico Mattei nacque
il 29 aprile del 1906 nella provincia pesarese di Acqualagna,
terra dei famosi tartufi neri. Aveva tredici anni quando
suo padre, maresciallo dei Carabinieri in pensione, decise
di trasferire la famiglia a Matelica, in provincia di Macerata,
per consentire ai figli – oltre Enrico – ne
erano nati altri tre – di proseguire gli studi.
Nonostante le aspirazioni del padre il giovane Enrico lascerà
gli studi secondari, gettandosi a capofitto nei più
svariati lavori, dimostrando da subito una forte attitudine
al comando. Nel 1929, in seguito alla forte recessione,
la fabbrica in cui lavorava fu costretta a chiudere. Mattei
rimase profondamente turbato e decise di lasciare la provincia
per trasferirsi a Milano, dove incominciò a lavorare
come venditore per la ditta Max Meyer, uno stabilimento
di colori a smalto e solventi. Assunse, inoltre, la rappresentanza
di diverse imprese tedesche che gli consentì un discreto
guadagno e prestigio. Incalzato da una forte intraprendenza
e da un indomabile spirito d’impresa avviò,
con pochi soldi ma molto coraggio, una attività per
la produzione di oli emulsionanti.
In pochi anni la sua posizione migliorò sensibilmente.
Intelligenza, capacità e tenacia gli consentirono
di costruirsi una solida reputazione e sviluppare ulteriormente
il proprio lavoro.
E' di quegli anni l'amicizia con Marcello Boldrini, professore
di statistica all'università del Sacro Cuore di Milano,
che lo introdurrà nel mondo cattolico e democristiano
milanese.
L'incontro con Boldrini influì molto sulla maturazione
della personalità del futuro fondatore dell'ENI ed
ebbe un ruolo determinante sulle sue concezioni politiche
e sociali. Con l'avvento della guerra, Mattei, per non essere
in alcun modo di aiuto ai tedeschi, chiuse la sua fabbrica,
preoccupandosi di preservare il salario ai dipendenti che
collaborarono con lui nella difesa degli impianti e delle
merci, con cui ricominciare a guerra terminata. Riprese
gli studi, conseguendo il diploma di ragioniere, poi si
iscrisse all'Università Cattolica.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre la casa di Mattei divenne
luogo di riunioni semiclandestine alle quali partecipavano
ribelli, profughi e amici. Per ragioni prudenziali raggiunse
Matelica da dove si unì alle prime bande armate che
si erano costituite nell'Appennino centrale. In seguito
ritornò a Milano, dove svolse un febbrile e pericoloso
lavoro di collegamento fra le bande partigiane dell'Alta
Italia.
L'azione di Mattei fu veramente incisiva ed efficace, ed
in poco tempo riuscì ad organizzare le forze cattoliche.
Una tale attività non poteva passare inosservata
e, nonostante i numerosi travestimenti, fu imprigionato
dai fascisti. Riuscirà ad evadere grazie ad un corto
circuito, da lui stesso provocato. Non appena libero diventò
il capo riconosciuto delle formazioni volontarie democristiane.
Il giorno della vittoria, il 25 aprile 1945, sfilerà
per le strade di Milano tra i comandanti della milizia partigiana.
La vita del paese ricominciava insieme a quella degli ex
partigiani. Mattei, per le competenze tecniche possedute,
venne nominato, tre giorni dopo la liberazione, commissario
straordinario dell'AGIP per l'Italia settentrionale, con
l'intenzione principale di rimuovere il commissario precedente
e liquidare la società. L'incarico sarà poi
definito secondario e senza avvenire, un tentativo di togliere
il partigiano democristiano dalla scena politica.
L'amicizia che nascerà con il predestinato al licenziamento,
l'ing. Carlo Zanmatti, uomo di carattere e competenza, aiuterà
a ribaltare radicalmente le intenzioni di smantellamento.
Mattei prese talmente a cuore l’attività dell'AGIP
che, disobbedendo agli ordini di Roma - atteggiamento che
diventerà una costante della sua attività
- mise a punto un ambizioso piano di rilancio dell'azienda.
Dopo un doloroso ma necessario ridimensionamento, diede
inizio alla attività di perforazione di Caviaga,
nella pianura padana.
Le ricerche iniziali, non troppo soddisfacenti, furono seguite
da importanti scoperte di giacimenti, in particolare di
metano, che si rivelerà la vera potenzialità
economica della ripresa italiana.
Alterne vicende costrinsero Mattei a lottare contro ostilità,
incomprensioni e interessi contrastanti. La mancanza di
denaro e attrezzature si aggiunse alle avversioni politiche,
rendendo sempre più aspra e difficile la posizione
del futuro fondatore dell'ENI. Abituato alla lotta partigiano
Mattei non si fermò, e per diciotto anni rimase sul
suo fronte, inventandosi, secondo necessità, i ruoli
di propagandista, organizzatore, finanziere, realizzatore
di idee riconoscibili per intelligenza e creatività.
La vicenda umana di Mattei si concluderà tragicamente
nella campagna di Bescapè, vicino a Pavia, nella
quale precipitò, insieme al pilota e ad un giornalista
americano, con l'aereo che lo riportava a Milano, dalla
Sicilia.
Un “incidente” che per più di trent’anni
si volle definire misterioso: ora finalmente si è
scoperto – è cronaca degli ultimi anni –
che, nei rottami dell’aereo c’era dell’esplosivo.
Fanfani, all’epoca della morte di Mattei presidente
del consiglio e ministro degli esteri, dichiarò nel
1986: “Chissà, forse l’abbattimento dell’aereo
di Mattei più di vent’anni fa è stato
il primo gesto terroristico nel nostro paese, il primo atto
della piaga che ci perseguita”. Fanfani ha voluto
significativamente scegliere l’espressione “abbattimento”:
credere ancora alla versione ufficiale dell’incidente
pare dunque assai problematico.
Mattei fu indubbiamente un uomo d'azione e dai risultati
ottenuti ha diritto di essere giudicato. Ma questi sono
nella sua impresa, creata in un tempo straordinariamente
breve, e così ben radicata e strutturata durante
la vita del suo fondatore, che, alla scomparsa di questi,
ha conosciuto una dinamica altrettanto intensa che solo
ora, limitatamente al settore della chimica nel quale egli
aveva profondamente creduto e investito, appare in declino.
L'Ente Nazionale Idrocarburi (ENI), costituito, nel febbraio
del 1953, all'interno di un processo di ristrutturazione
dell'apparato industriale italiano aveva, tra i suoi compiti,
la promozione di iniziative di interesse nazionale sia nel
campo degli idrocarburi, sia nella ricerca e nella produzione
chimica. All'ENI, nato in mezzo alle polemiche sulla validità
e opportunità dell'intervento statale in questo settore,
fu affidato il controllo di tutte la aziende di stato che
operavano nel settore, compreso il 41% di azioni ANIC, in
possesso dello stato. L'ANIC passerà, in seguito,
sotto il totale controllo dell'ENI.
Il suo presidente, Enrico Mattei, diede così avvio
al decollo produttivo della chimica pubblica italiana con
l'ANIC, dimostrando una notevole abilità negli affari,
riconosciuta a livello mondiale.
Mattei giocherà la sua scommessa puntando sulla considerazione,
a lui molto cara, che un'azienda è anzitutto un complesso
di persone, un corpo sociale nutrito dalle tensioni positive
che si creano all'interno del suo gruppo dirigente e dei
suoi lavoratori. Egli ebbe chiarissimo questo punto, insieme
all'esigenza di sviluppare a fondo la risorsa umana.
E' innegabile che Mattei appartenga ormai alla storia politica,
sociale ed economica del nostro paese: la sua intraprendenza,
il suo coraggio, le sue scelte ed anche i suoi errori vanno
ricondotti ai principi ed ai valori in cui aveva creduto.
Sono i principi ed i valori di un'etica cristiana di solidarietà
che la sua stessa spregiudicatezza non poteva appannare:
dalla lettura dei suoi scritti e discorsi appare evidente
che al centro del suo interesse, della sua politica, della
sua attività imprenditoriale avesse conservato, sempre
e comunque, l'uomo, il suo benessere, il suo progresso.
Non c'è dubbio che Mattei ritenesse indispensabile,
nell'Italia del dopoguerra, un salto di qualità nella
classe dirigente italiana, non solo un mutamento di obiettivi
e di metodo, ma anche di uomini. Ma il lavoro era soprattutto
sentito come servizio offerto alla comunità, come
esaurimento di una funzione sociale che rispondeva a un
imperativo morale così forte da divenire divorante:
perché la grande azienda industriale diventa lo strumento
del benessere dei lavoratori solo attraverso la loro collaborazione.
Ma il tratto più saliente, che più di ogni
altro si vuole qui evidenziare, che traspare dalla vita
di questo enigmatico e affascinante personaggio, è
la grande importanza attribuita al valore dell'amicizia.
Dalle amicizie più note come quella con Boldrini,
con Zanmatti, con Vanoni e con Colitti a quelle meno note
con i ravennati Zaccagnini e Cavalcoli. Da queste amicizie,
dalle quali Mattei sapeva trarre rinnovato vigore, nacquero
importanti opere, dedicate tutte alla grandezza dell'uomo
che si misura con il creato, e che dai valori spirituali
trae linfa vitale.
A conclusione di questo ritratto, forse un po' insolito,
per evitare di fare della retorica non troppo invisa neanche
a Mattei, si vuole ricordare quanto scrisse un "amico,
fra i tanti", come si definì egli stesso, il
Padre David M. Turoldo: “eppure (questo è importante
per i giovani e per quanti non sanno) senza Mattei la storia
del nostro paese, o piccolo o grande che sia, nel bello
o nel brutto, sarebbe stata certamente diversa”.
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Istituto all’ANIC
nel 1957, con la realizzazione del petrolchimico omonimo
nella zona della Baiona, il dopolavoro si preoccupa di assistere
il dipendente ed i suoi familiari in alcuni bisogni accessori,
presenti fuori dell’attività lavorativa. Questo
organismo infatti, rifacendosi ad analoghe esperienze di
Società industriali più avanzate anglosassoni
ed americane, ai cui modelli organizzativi l’ENI di
Mattei non ha mai fatto mistero di riferirsi, si attiva,
collaborando alla realizzazione delle strutture sportive
nell’area Villaggio ANIC e supportando organizzativamente
i lavoratori dipendenti e le loro famiglie, interessate
nel tempo libero a svolgere attività ricreativa.
Con il trasferimento negli anni ’70 della gestione
dopolavoro, dall’Azienda, che mantiene per se un ruolo
di vigilanza sulla regolarità e trasparenza contabile,
ad un Consiglio direttivo eletto con scadenza triennale
dai lavoratori iscritti, l’attività del CRAL
registra un nuovo impulso. Le attività si espandono,
aprendosi anche alla iscrizione ed alla partecipazione in
qualità di soci aggregati di cittadini esterni alla
fabbrica, i quali rafforzano le sezioni esistenti e ne stimolano
la nascita di nuove. Questo ha consentito al CRAL di rafforzarsi
e di partecipare a svariate manifestazioni sportive e culturali
territoriali e nazionali, conseguendo risultati qualitativamente
sempre più apprezzabili. |
Dall’Art. 2 - L’Associazione
è apolitica, apartitica ed anticonfessionale ed esclude
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dal Consiglio Direttivo.
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SOCIO AGGREGATO ogni cittadino che richiede di essere iscritto.
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